Primo Carnera

Primo Carnera è un pugile italiano nato il 26 ottobre 1906 e morto il 29 giugno 1967.
Lottatore e attore le sue qualità fisiche lo hanno reso un pugile eccezionale con una sagoma di 1,97 metri per un peso che variava da 107 a 128 kg che gli valse il soprannome di « colosso con i piedi d’argilla », tuttavia sono state messe in discussione numero di vittorie.
Inoltre, la sua proverbiale ingenuità è stata sfruttata per tutta la sua carriera dalla mafia italo-americana sulla propaganda del regime fascista dello statista italiano Benito Mussolini e dai produttori di spettacoli americani.
Campione del mondo dei pesi massimi nel 1933 fino al 2005
con 103 combattimenti di cui 89 vittorie e 14 sconfitte
Proveniente da una famiglia povera ha dovuto lavorare presto per soddisfare le sue esigenze, molto presto si è angosciato per il suo fisico impressionante, pesava 7 kg alla nascita. Nel 1925 fu notato dall’ex campione francese di boxe Paul Journée che gli consigliò di entrare nella boxe finì per diventare il suo allenatore più con un po ‘di apprendimento Leon Sée divenne il suo manager e lo rese una star fingendo diversi suoi combattimenti
« Più difficile sarà l’autunno » uscito nel 1956, il film è ispirato alla vita del pugile che non era stato avvertito di essere il soggetto. Mettendo accesso a combattimenti truccati, scredita il suo titolo di campione del mondo ancora ottenuto su base regolare. Carnera chiede alla Columbia $ 1,5 milioni di danni per violazione della privaphillipe fusaro scrive « il colosso di argilla » un romanzo che racconta la vita di Primo Carnera.

la lingua Sarda

Prima, non possiamo parlare di dialetto sardo, perchè il sardo è più una lingua a parte che un dialetto italiano.  il Sardo è una lingua come lo spagnolo o l’italiano, ma, non si è evoluta, a causa della sua condizione dell’isola. La lingua sarda è più vicina al latino che all’italiano, la lingua è molto conservata.

Anche se il sardo non è vicino all’italiano, nel 1948, c’erano rivendicazioni sarde, ma l’italiano ha provato a pulire la lingua sarda, dall’italianizzazione dell’isola e lo scoraggiamento di quelli che volevano parlare sardo, attraverso divieti . Durante gl anni 1950 agli anni ‘ 1960, i media come la tv o la radio hanno aiutato lo sviluppo della lingua italiana in Sardegna.

Alla fine degli anni 1960 l’italia ha provato a stabilire il bilinguismo con il sardo in Italia. L’italia ha anche riconosciuto il sardo come una minoranza italiana, e ha introdotto sardo come la lingua ufficiale.

1 gennaio 1998 il sardo è diventato la lingua regionale protetta della Sardegna.

Adesso la lingua sarda è molto instabile e in pericolo, non molto giovani apprendono la lingua e è molto vecchio.

Il Sardo non ha molte espressioni, ma le espressione come «ajò» che significa «andiamo», o «eja» che significa «sì» sono molto presenti  nella lingua sarda.

La cultura sarda è molto ampia nel mondo, grazie ai film con sottotitoli in italiano come Bellas Mariposas, Treulababbu o Sonetaula. La musica anche ha aiutato la diffusione della lingua, grazie per essempio a Quilo, Sa Razza o Malam.

Per concludere, la lingua sarda è più che un dialetto, è una lingua, che merita d’essere come tale.

Dimitri Guillet

Il dialetto siciliano

Il dialetto siciliano è parlato in Sicilia. È une lingua romana, esista da molti anni e fu influenzata da molti popolazioni : greca, latina, francese, tedesca, castigliana… Così, è un linguistiche molto ricco e con origini di tutto il mondo. Una grande differenze con l’italiano è la pronuncia de la lettera “s”. Infatti, si pronuncia “ss” e non “z”. Per esempio, un siciliano dice “cassa” invece di “caza”. Anche, ci sono molti consonanti che sono duplicate. Molte parole sono simile a quelle dell’italiano.

Oggi, il dialetto siciliano è ancora usato. Questo può essere visto con qualche film che sono girati, in tutto o solo in parte, in siciliano. Per esempio, è il caso del film chiamato “Il traditore”, è uscito nel 2019 e usa quatre lingue : italiano, siciliano, portoghese e inglese. Questo film racconta la storia di Tommaso Buscetta, un mafioso che agisce in Sicilia. Ma ci sono molti altri film, come le tre “Padrino”, “La lupa” (1996), o ancora “Terraferma” in 2011. È una manera di mostrare che questo dialetto, spesso considerato come una lingua per gli siciliani, è ancora usato nel nostro siglo.

Inoltre, è ancora usato in canti per esempio. Ci sono canti siciliano che sono cantati per la popolazione perché fanno parte della cultura regionale. Possiamo citare per esempio “Mi pozzu maritari”, “Canti della tonnara” o anche “Santa Crucidda”. Sono tutti una prova dell’importanza di questo dialetto nella cultura e più, nella storia della Sicilia. Representanno l’identità di questa regione.

Per citare alguni proverbi tipichi in siciliano, c’è “Comu si campa, si mori” (“Come si vive, si muore” in italiano), “È avvezzu lu lupu a li gridati” (“Il lupo è avvezzo alle grida” significa che il malfattore è insensibile ad ammonimenti e minacce), o “Jornu curtu, pisci longu; jornu longu, pisci curtu” (“Giorno corto, pesce lungo; giorno lungo, pesce corto”, parla de la differenza dei pesci secondo la stagione). È solo un piccolo estratto, ma mostra la grande presenza di questi proverbi nella vita in Sicilia perché riguardano molti domini e costumi. Parlano della pesca, della vita, della religione… Sono molti aspetti di una cultura e questo significa que quella di Sicilia è importante.

Il siciliano anche è presente nella canzona attuala, con cantanti famosi come Rosa Balistreri o Roy Paci. Per esempio, Rosa Balistreri fu una incona della Sicilia perchè era nata qui e cantava in siciliano, oltre a essera famosa.

Per concludere, possiamo dire que questo dialetto è ancora presente oggi, tanto in Italia que nel la cultura della Peninsula. È una parte de tutto questo, una parte della storia dell’Italia e de su particolarità. Gli dialetti non sono una cosa di vecchi, sono usati in molti lavori come lo abbiamo visto.

 

Scritto per Charline.

Il dialetto Napoletano

Il dialetto NAPOLETANO

Come l’italiano, Il dialetto napoletano proviene dal latino e dal greco. Importante variante della la lingua di Dante e Galileo, il napoletano ha ottenuto il titolo di seconda lingua ufficiale in Italia dopo essere stato riconosciuto lingua ufficiale dal’UNESCO. Al giorno d’oggi, il Napoletano è ancora una lingua molta viva per le strade di Napoli anche se la lingua ufficiale insegnata a scuola resta l’italiano. Inoltre, è una lingua romanza parlata da un poco meno di 6 milioni di persone. La storia di questo dialetto è affascinante quanto il suo uso oggi. Dopo più di 350 anni di civiltà greca dove Neapolis (Napoli al tempo dei Greci) aveva un posto commerciale più che importante, furono i Romani a colonizzare questa città e molte altre a farne il più grande impero del periodo e questo per quasi 7 secoli. I romani erano affascinati dalla cultura greca di questa città tanto dalla sua architettura quanto dai suoi costumi. La vegetazione rigogliosa e un clima temperato furono anche punti di forza di Napoli poiché diverse grandi figure di Roma amavano lasciare la capitale e trovare un po ‘di pace e riposo nella città. Neapolis era stata scelta anche come luogo di educazione e approfondimento. Questa miscela di culture ha dato vita a un « latino popolare » che fu parlato fino al’ Alto Medioevo. Oggi, il napoletano è soprattuto parlato in Campania ma anche in alcune regione intorno come in Molise o in Calabria. 

Il fatto che il napoletano sia un dialetto non fa de lui una lingua dimenticata che scompare, al contrario è molto presente nella cultura italiana, tanto con il cinema, la musica, la letteratura quanto nella boca degli napoletani con espressioni tipiche. Ad esempio, al livello culturale, è certo que conoscete almeno una de queste opere: Gomorra, il famoso libro (e film dopo) di Roberto Saviano sulla mafia napoletana (2006), L’intervallo, un film di Leornardo di Costanzo in dialetto napoletano (2012). Si si, questi film sono napoletani e moderni. Esistono anche canzoni famose come questa di Massimo Ranieri, Era de Maggio (1980), ad esempio, o Torna a Surriento di Luciano Pavarotti. D’altra parte, i napoletani usano quotidianamente loro propri espressioni come ogni dialetto, come questa: “Acqua ‘e maggio, parole ‘e sagge”, que vuole letteralmente dire che l’acqua di maggio cade con la stessa frequenza con cui arrivano le parole di un uomo saggio. Come altro esempio, esiste l’espressione  “A capa ‘e sotto fa perdere ‘a capa ‘e coppa. Un modo tutt’altro che voglia dire che gli istinti sessuali spesso ci fanno perdere la testa. Originale, no ?

Tutti questo per mostrarvi la presenza della lingua Napoletana oggi in tutte le sue forme, questo bello dialetto che vive e persiste nel nostro mondo ricchissimo di diversità.

Judith Henry e Simon Panthou.

Il dialetto calabrese

Il dialetto calabrese in tutte le sue varie sfaccettature
Il dialetto calabrese in tutte le sue varie sfaccettature

Il dialetto Calabrese e un linguistiche romanze. Esistono due dialetti diversi in Calabria, il nord della Calabria e il centro-sud della Calabria. Questi dialetti raggruppano diversi dialetti, non sono direttamente correlati.

Il nord calabrese deriva dal napoletano. La sua singolarità consiste nella presenza di mutazione fonetica. Si parla principalmente nella provincia di Cosenza oltre che nella parte centro-settentrionale di quella di Crotone. Questo dialetto ha diverse varianti campane o pugliesi a seconda di alcune micro-regioni.

 

Un Ragazzo di Calabria [Import]: Amazon.fr: Diego Abatantuono, Santo Polimeno, ThÉRÈSe Liotard, Gian Maria Volonte', Luigi Comencini, Diego Abatantuono, Santo Polimeno: DVD & Blu-rayDi più  il Calabrese e utilizzato per gli film, come  » Un ragazzo di Calabria » en 1987, per Luigi Comencini. Che racconta che l’Italia si prepara al Olimpiade di Roma con la febbre. Nelle campagne calabresi, Mimì, un giovane contadino di circa dodici anni, si allena a correre, scalzo, per non consumare le scarpe…

 

 

La Calabria centro-meridionale ha come pilastro il latino, cosi come molte parole derivate direttamente dal greco. Alcune parole sono tratte dall’arabo, dal francese ( dalle regioni normanna e angioina ), castigliano… La sua area di influenza corrisponde alla Calabria successiva ( le province e la parte meridionale della Crotone ) . Questo dialetto e diviso in diversi dialetti: il dialetto di Chjàna, il dialetto di Locride… 

Flavia/Gwendolina 

Natale, Capodanno e la Befana in Italia

L’otto dicembre, giorno della Madonna gli Italiani decorano il presepe e l’albero di Natale. A Venezia per l’anno 2020 hanno creato un albero digitale. L’albero e il presepe sono 2 elementi principali di Natale in Italia. Nel presepe, puoi mettere una statuina di caricatura di Trump, Maradona… e questa tradizione è particolarmente forte a Napoli.                                                                                                   

In Italia Natale si celebra in 3 giorni : il 24, 25 e 26 dicembre. Il 24 per la vigilia di natale si mangia il pesce. Il 25 il giorno di natale si mangia la carne e il 26 si mangiano gli avanzi del pranzo di Natale. La piccola guerra a tavola quando si  mangia è a proposito del Panettone di Milano che è più elaborato secondo alcune persone e del Pandoro di Verona. Il 25 dicembre pomeriggio gli Italiani guardano il film italiano di Natale: quest’ anno è « Natale in casa Cupiello ».

Il Capodanno si festeggia un po’ come in Francia ma ci sono alcune particolarità. Il 31 dicembre, il piatto tradizionale è a base di lenticchie che portano fortuna perché somigliano alle monete e fanno pensare ai soldi. Gli Italiani giocano a carte e tombola. 

Tra il 5 e il 6 gennaio la Befana, è il personaggio che passa la notte, lei porta regalini ai bambini buoni e porta carbone ai bambini birboni.